I Casinò sono un’affare o un peso per lo Stato Italiano?

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C’era una volta, tanti, tanti anni fa, il gioco che era in mano, prevalentemente, all’illegalità e questo comportava oltre che l’assenza completa di sicurezza per i giocatori, anche una presenza “scomoda” sul territorio, dato che attorno al gioco illecito girava un mondo non proprio “tranquillo” e “corretto”. Lo Stato, allora, si rese conto che questo “non era bene” e che avrebbe dovuto intervenire per dare serenità e sicurezza ai proprio cittadini. Quindi, si fece parte attiva in questa idea e “creò”, con le sue mani, il gioco lecito pubblico creando dei punti “sani” dove il cittadino-giocatore poteva divertirsi, essere sereno e producendo un guadagno per il proprio Erario. Da qui nacquero “felici e contenti” tantissimi modi per giocare, tante concessioni, tantissimi giochi che venivano “imposti” ai consumatori: tanti imprenditori, allora, videro la possibilità di guadagnare ed andarono ad investire forti somme in quel “nascituro mondo” che all’inizio offrì tante soddisfazioni…

Allora, indubbiamente, era un affare economicamente interessante il gioco, ma ora lo è ancora? Qualche dubbio nasce dato che durante questi quindici anni circa, vicessitudini si sono succedute e non sempre piacevoli. Questo, per parlare del gioco pubblico in generale, ma la riflessione che si vorrebbe fare in queste righe riguarda anche le Case da Gioco nostrane I nostri Casinò tricolore si dibattono da tempo in acque tempestose, ma continuano ad esistere, a movimentare il loro modo di essere, ad adeguarsi ai tempi inserendo anche, nelle rispettive sale, giochi tecnologicamente avanzati che mai e poi mai si sarebbe pensato potessero far parte della vita dei casinò. Le Case da Gioco si sono adeguate ai tempi, modernizzate per cercare di “catturare” l’attenzione e la presenza di giocatori più giovani, magari non “solidi” come i “vecchi frequentatori” di casinò, ma con vedute di gioco differenti.

Per vedere se è ancora un “affare” trattare di gioco, bisognerebbe fare delle classifiche e per quanto riguarda i casinò nostrani, si fa in fretta visto che sono solamente quattro: valutare, quindi, quelli che hanno una buona gestione e non “tanti pesi esterni” sulle spalle è cosa non tanto complicata e difficile. Non è un compito “sterminato” ed eleggere il “migliore” casinò tra i quattro è un impegno assolutamente affrontabile! Ma quali potrebbero essere i parametri da prendere in considerazione per questo “podio”? Alcuni elementi sono naturalmente comuni: ingressi, incassi, quota di mercato ed evoluzione, variazione percentuale rispetto al mese precedente od all’anno precedente. Oppure progressivo annuale e sua evoluzione. Ecco, questi sono i dati comuni a tutte e quattro le Case da Gioco: però quando questi dati si uniscono ai dati di bilancio la situazione si complica un pochino. Si può andare bene come incassi, ma avere il bilancio in perdita, ma questo non è una “assurdità” e non appartiene solo ai casinò. In tutte le aziende possono esserci gestioni “non perfette” che producono, anche a fronte di buone vendite, un bilancio in rosso.

Per i casinò, però, esiste una variabile “tremenda”: ciò che si deve corrispondere alla proprietà, cioè all’ente pubblico di riferimento. È molto più difficile far quadrare un bilancio quando si devono dare alla proprietà il 30% degli incassi rispetto a quando la percentuale è solo del 10%. Certamente, è un discorso teorico che non tiene presente altre variabili come quelle che “toccano” il Casinò di Campione d’Italia con il cambio franco-euro, discorso che è prodromo non di una classifica dei quattro casinò tricolore, ma di un riordino normativo sul quale sta lavorando il Governo, od almeno… si spera.